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ALZANDO GLI OCCHI AL CIELO – ORIONE

ALZANDO GLI OCCHI AL CIELO – ORIONE

Giunti ormai nel pieno dell’inverno è arrivato il momento di parlare della costellazione protagonista della stagione, ovvero Orione. La forma e la luminosità delle sue stelle principali la rendono facilmente riconoscibile, tanto da essere quasi più nota ai più rispetto alle due Orse (qui il nostro articolo sulla maggiore e qui sulla minore).

L’ORIGINE DEL MITO

Fin dall’antichità nella costellazione di Orione gli uomini riconobbero un possente cacciatore, ma cosa valse a questo personaggio una tale nomea? Normalmente è dalla mitologia greca che pensiamo di dover trarre tutte le informazioni utili per interpretare le gesta dei personaggi o delle creature raffigurate tra le stelle del firmamento. Poche volte però ci troveremmo sul binario giusto, infatti Orione secondo il mito greco non compie gesta tali da giustificare l’assegnazione ad una delle costellazioni più estese e luminose del cielo notturno. Dobbiamo muoverci verso oriente, in Mesopotamia, per scovare degli indizi che possano svelare il mistero sull’origine di questo mito antico. Per i Sumeri Orione era il gigante Uru-anna (ossia “luce del cielo”) che fronteggiò Gud-anna (cioè il “toro del cielo”), stando a simboleggiare la lotta perenne tra organismi viventi e le stagioni della natura. Un’allegoria davvero potente. Come trasposero i Greci questo racconto? Secondo loro Orione era figlio di Nettuno e, benché avesse avuto in dono la capacità di camminare sulle acque, egli preferiva muoversi tra i boschi con la sua clava di bronzo. Nel suo vagabondare finì per sbarcare sull’isola di Chio (nell’Egeo settentrionale) e si innamorò della principessa Merope che però non voleva saperne di lui e ciò lo portò a subire le ire del re che lo fece accecare ed esiliare. Venne curato dal dio Efesto e sposò la dea Eos (Aurora per i Romani), poi continuò le sue peregrinazioni come cacciatore e qui il mito incrocia anche quello di altre divinità come le Pleiadi (di cui si invaghì) ed Artemide (con la quale condivideva molte battute di caccia). Per i Romani invece Orione nacque dall’urina versata su una pelle di bue (o un toro) da parte di Giove, Nettuno e Mercurio, rendendo perciò il nostro protagonista frutto di una triplice paternità.

Insomma, i dettagli non mancano nella marea di versioni esistenti nel mondo classico, ma nessuna raggiunge lo splendore del simbolismo della mitologia mesopotamica.

ALLINEAMENTI E SISTEMI STELLARI

Volendo semplificare, la costellazione di Orione è formata da quattro stelle di primaria importanza dal punto di vista della luminosità (Betelgeuse, Rigel, Bellatrix e Saiph) a cui possiamo aggiungere le tre che formano la cosiddetta “cintura” del personaggio mitologico (Mintaka, Alnilam e Alnitak). Cosa le rende così appariscenti nel cielo notturno? Semplice, il fatto che siano gigantesche e molto luminose quindi ben visibili anche a grande distanza. Betelgeuse, Alpha Orionis (α Ori), è una supergigante rossa grande circa 1000 volte il nostro Sole ed infatti è tra stelle più voluminose di cui siamo tutt’ora a conoscenza! Questo fa sì che, sebbene si trovi ad oltre 600al [=anni luce] dal nostro Sole, possa essere facilmente visibile anche in un cielo molto “disturbato” dall’inquinamento luminoso. È la supergigante più vicina a noi e, come Gamma (γ) Cassiopeiae (vedi articolo su Cassiopea), è una stella variabile e terminerà la propria esistenza con una grandiosa esplosione detta supernova che illuminerà anche il nostro cielo per diverse settimane; ma ciò avverrà fra qualche centinaio di migliaia di anni quindi non potremo esserne diretti testimoni.

Comparazione dimensionale tra il Sole e Betelgeuse.
Betelgeuse è rappresentata 10 volte più distante altrimenti vedremmo solo una enorme massa rossastra

Spostandoci in diagonale lungo la costellazione troviamo un’altra stella supergigante: Rigel, Beta Orionis (β Ori). È la più luminosa stella di Orione, nonché la settima in assoluto nel cielo. Brilla come un diamante grazie ai 12000°C che normalmente raggiunge la sua superficie. Dista 860al ed è molto più piccola di Betelgeuse essendo “solo” 80 volte più grande del Sole. È una stella molto giovane (nata tra 7 e 9 milioni di anni fa) che in paio di milioni di anni esaurirà il proprio combustibile esplodendo anch’essa in una supernova. Curiosità: fa parte di un sistema stellare composto da almeno 4 componenti e quello che vediamo con i nostri occhi è la cosiddetta primaria cioè Rigel A (abbiamo parlato dei sistemi stellari trattando dell’Orsa Maggiore).

Alla prossima tappa del nostro viaggio nell’universo!

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